Nasce ARCHIM: intervista al Presidente

Dal gennaio del 2015 c’è una novità per i professionisti del settore archivistico: è nata ARCHIM, un’associazione di “lavoratori precari, a progetto, borsisti, partite Iva, laureati qualificati”, che ha deciso di portare avanti le battaglie in difesa la professione archivistica.

In un mondo in cui la precarietà non solo priva le lavoratrici e i lavoratori del proprio futuro, ma li divide negando spazi di condivisione, emergono nuove forme di resistenza. Professionalmente trasversale, moralmente antagonista, ARCHIM si fa carico di lotte urgenti e troppo a lungo procrastinate.

Per sapere chi, dove e come potete consultare il sito web dell’associazione: archivistinmovimento.wordpress.com. Qui troverete l’intervista al Presidente Angelo Restaino.

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Arrivo subito al sodo: sono in molti a chiedersi, e quindi io lo chiedo a voi, che motivo c’era di creare un’altra associazione visto l’esistenza dell’ANAI?

Perché creare una nuova associazione dedicata alla tutela dei professionisti d’archivio e degli archivi? Le risposte potrebbero essere molte: perché siamo convinti che la polifonia, e ancor più il contrappunto, siano occasioni di arricchimento, confronto e collaborazione.

Al momento della nostra costituzione, il 25 gennaio scorso, esistevano già almeno quattro associazioni nel nostro settore, ANAI, Osservatorio Archivistico, Arcovizzi, Aidusa, e forse ne sto dimenticando altre. Quando si è in tanti ci si può aiutare, rincorrere, correggere a vicenda o darsi man forte: dove uno non arriva, l’altro magari riesce a ottenere un risultato; ciò che uno non vede può essere notato dall’altro; una nota stonata può evitare di risonare nel silenzio generale, e così via. Il tutto sempre tenendo come costante faro, ovviamente, il bene dei professionisti d’archivio e dell’oggetto del loro lavoro.

Una pluralità di associazioni non può dunque che rafforzare la categoria, piuttosto che indebolirla. E poi: perché no? Nella normativa vigente l’associazionismo e’ libero e non esclusivo. Ciò permette al professionista la scelta di identificare ed abbracciare la forma associativa che meglio lo rappresenta secondo i propri interessi ed inclinazioni, in modo da potere, nel caso, sceglierne più di una, o magari non sceglierne alcuna.

Vi siete costituiti per riempire un vuoto?

Non siamo così presuntuosi: ci siamo costituiti perché siamo convinti di poter operare concretamente, e bene, in favore della nostra professione. Di vuoti ce ne sono eccome, e sarebbe un illuso chiunque pensasse di colmarli tutti da solo. I vuoti ci sono perché la complessità delle sfide poste alla nostra professione è crescente, e in continua evoluzione è il quadro tecnologico e normativo. Fin ora spesso di fronte alla complessità dei cambiamenti in atto si è preferito non modificare nulla, lasciando che le cose ci mutassero attorno. Questo non è accettabile: il cambiamento non va subìto, ma va, nei limiti del possibile, governato, reagendo e progettando risposte ad hoc.

Troppe volte nel campo dei Beni Culturali hanno avuto voce in capitolo tutti, fuorché quelli che ne sono il motore principale: i professionisti, senza i quali il patrimonio culturale non può vivere. Per questo da oggi lavoreremo con rinnovata forza, come abbiamo fatto fin ora, affinché i tanti vuoti esistenti possano essere colmati, assieme a tutti coloro che condividono la nostra rabbia e la nostra passione.

Una cosa che contraddistingue Archim è la sua tendenza a fare rete con altre associazioni, anche appartenenti a categorie molto diverse tra loro; non credete che questo “allargarsi troppo” potrebbe creare dispersione e indebolire le istanze della categoria degli archivisti?

Nel DNA di Archim, è vero, c’è fortissima e quasi innata la propensione a fare rete con altre realtà professionali. La necessità di unirsi alle altre professioni che, semplificando, potremmo definire “culturali”, è scontata, perché tante sono le questioni comuni e comune è in parte la sensibilità di chi vi opera, pur da posizioni e in campi diversi.

L’allargarsi poi anche ad altre realtà extra-Beni Culturali è necessario e salutare, a nostro avviso, e niente affatto dispersivo. Non ci stancheremo mai di ripetere che la professione di archivista, come le altre del nostro stesso comparto Beni Culturali, non è né inferiore né superiore alle professioni tecniche, legali, mediche. Siamo tutti professionisti, e quindi abbiamo esigenze e problemi in comune con le altre professioni, a prescindere se siano esse ordinistiche o meno.

Un altro connotato fondante di Archim è partire dall’autocritica: è possibile che sia in parte anche responsabilità nostra, per la nostra scarsa propensione al dialogo alla pari con le altre professioni e gli altri lavoratori, se le professioni culturali sono spesso considerate alla stregua di semplici passioni intellettuali, da praticare gratis per soddisfare una curiosità, una passione, o, peggio, una vanità. Questo ha offerto fin troppo a lungo scuse valide per operare continui tagli al nostro settore e far passare l’idea che il lavoro culturale, semplicemente, non si paghi. Per tutti questo motivi è il momento quindi, a nostro avviso, di individuare e sottolineare non i motivi di distinzione rispetto altre professioni, ma quelli di somiglianza e di comunione: in un momento in cui per pesare politicamente è necessario essere in tanti (i recenti provvedimenti del governo Renzi sono la prova degli obiettivi raggiungibili da chi fa “massa critica”) perché mai non ci si dovrebbe unire a largo raggio in nome della ricerca di una dimensione lavorativa compatibile con la vita?

Foto Assemblea ArchimArchim nasce come gruppo “virtuale” su Facebook, e molte delle persone che ne fanno parte si sono viste per la prima volta il 25 gennaio scorso per l’Assemblea costitutiva; com’è stato vedere qualcosa che è nato per caso, crescere e diventare reale?

Archim opera, prima di costituirsi ufficialmente, fin dal 1 settembre 2013. Conoscersi dopo tanto lavoro condiviso, con i suoi successi e le sue difficoltà, è stata un’esperienza incredibile. Alcuni di noi già si erano incontrati, proprio in virtù del lavoro pregresso fatto insieme, e allargare ancora il cerchio dei visi e delle voci da attribuire, finalmente, a quelli che erano fino al giorno prima dei profili social, ci ha riempito il cuore, e ci ha fatto sentire in modo tangibile che tante energie sono state spese bene; e ci ha fatto intravvedere le grandi potenzialità che ci sono davanti: potenzialità associative, operative, umane.

Quali sono lo prossime lotte che Archim intende intraprendere?

Le questioni di cui ci stiamo occupando e ci occuperemo sono diverse:

  • la questione dei requisiti per l’iscrizione agli elenchi nazionali dei professionisti culturali previsti dalla legge 110/2014;
  • la tutela della professionalità archivistica nell’ambito della gestione documentale delle Pubbliche Amministrazioni;
  • il reperimento di fonti di finanziamento alternative a quelle “tradizionali” per gli istituti archivistici (fondi europei in primis);
  • la vigilanza costante sulla gestione dei bandi di concorso e di lavoro nel nostro settore;
  • la questione delle sedi d’archivio, per cui si spendono a vuoto centinaia di migliaia di euro in affitto;
  • la promozione dell’identità professionale ad ogni livello;
  • e ovviamente la riforma delle Scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, ormai non più dilazionabile e di importanza davvero vitale per il futuro della professione.

Proseguiremo inoltre le collaborazioni con altre realtà associative e professionali, continuando a dialogare e “fare rete”. Per il resto abbiamo bisogno dell’immaginazione e dell’energia di tutti coloro che vorranno sottoporci altre questioni da affrontare, e che vorranno aiutarci, partecipare e discutere per provare ad elaborare modi nuovi di affrontarle.

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