Tre passi nella legislazione archivistica [Parte III]

Il concetto di demanialità

Nel 1942 viene emanato il codice civile, che introduce il concetto di demanialità per “le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche” (art. 822). Questo significa che tutti i “beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi” (art. 823) e questo vale anche per i beni delle province e dei comuni (art. 824).

Il livello immediatamente successivo alla demanialità è la proprietà indisponibile (art. 826): una proprietà alienabile, ma con delle restrizioni. Sono, ad esempio, proprietà indisponibili dello Stato, dei comuni e delle province “le cose d’interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo” o “gli edifici destinati a sede di uffici pubblici, con i loro arredi, e gli altri beni destinati a pubblico servizio”.

Riassumendo, i beni dello Stato possono essere:

  • demanio
  • patrimonio indisponibile
  • patrimonio disponibile.

Gli archivi appartengono al demanio dello Stato, dei comuni e delle province, questo significa che sono beni inalienabili.

Legge archivistica del 1963

Con le Norme relative all’ordinamento ed al personale degli archivi di Stato D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409, viene abrogata la l. 22 dicembre 1939, n. 2006. Come prima cosa si ribadisce che è compito dell’amministrazione archivistica:

  • conservare gli archivi degli Stati pre-unitari, i documenti prodotti dagli organi giudiziari, legislativi ed amministrativi dello Stato non più necessari al servizio e tutti gli archivi che lo Stato ha in proprietà o in deposito (ruolo rivestito dagli Archivi di Stato, art. 3);
  • vigilare sugli archivi degli enti pubblici e su quelli dichiarati di notevole interesse pubblico (ruolo rivestito dalle soprintendenze, art. 4).

L’organizzazione centrale è composta dalla Direzione generale degli Archivi di Stato (art. 2), da un Ufficio studi e pubblicazioni con il relativo Comitato (art. 11) e dal Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro con la relativa Commissione (artt. 12 e 15). Permangono il Consiglio e la Giunta con i rispettivi ruoli consultivi:

Consiglio superiore degli archivi Giunta del Consiglio
  • i progetti di legge e di regolamenti attinenti a tutte le questioni di carattere generale attinenti all’organizzazione e al funzionamento degli archivi di Stato, delle Sovrintendenze archivistiche, degli archivi delle Amministrazioni statali e degli enti pubblici;
  • i programmi delle scuole di cui al capo IV, nonché dei corsi di formazione e di perfezionamento per il personale dell’Amministrazione degli archivi di Stato;
  • il metodo e i criteri generali dell’ordinamento degli archivi e dei lavori archivistici in genere;
  • la disciplina dell’esercizio della vigilanza attribuita allo Stato sugli archivi privati di notevole interesse storico;
  • la nomina del sovrintendente all’archivio centrale dello Stato.
  • le proposte di scarto di documenti;
  • le autorizzazioni alla comunicazione ai privati di documenti non compresi tra quelli dichiarati dalla legge consultabili senza limitazioni;
  • le proposte di acquisto di documenti di particolare importanza;
  • i trasferimenti a carattere permanente da uno ad altro archivio di Stato;
  • le richieste di prestito di documenti per l’estero.

Nelle nuove norme appare anche il concetto di demanialità del bene archivistico (art. 18) e vengono istituite le commissioni di sorveglianza per gli organi centrali e periferici dello Stato (art. 25), con il ruolo di:

  • esercitare la sorveglianza sulla conservazione e l’ordinamento degli archivi e sulla tenuta dei relativi inventari e degli altri strumenti di consultazione;
  • esercitare le funzioni di Commissioni di scarto;
  • esercitare la sorveglianza sull’applicazione delle norme dettate dalla Commissione per la fotoriproduzione;
  • curare la preparazione dei versamenti nei competenti archivi di Stato;
  • compilare e aggiornare i massimari di scarto (ma solo per le commissioni istituite presso gli organi centrali).

Sono introdotti obblighi per gli enti e per i privati, mancano tuttavia le sanzioni (che erano, invece, presenti nella legge del 1939). Agli enti è richiesto di

  • provvedere alla conservazione e all’ordinamento dei propri archivi;
  • non procedere a scarti di documenti senza l’approvazione dell’autorità che esercita vigilanza, previo nulla osta della soprintendenza;
  • istituire separate sezioni di archivio per i documenti relativi ad affari esauriti da oltre 40 anni, redigendone l’inventario che deve essere inviato in triplice copia alla sovrintendenza archivistica, la quale provvede a trasmetterne una all’archivio di Stato competente per territorio e un’altra all’archivio centrale dello Stato. Prima del passaggio dei documenti alle sezioni separate d’archivio devono essere effettuate le operazioni di scarto;
  • consentire agli studiosi, che ne facciano richiesta, tramite il competente sovrintendente archivistico, la consultazione dei documenti conservati nei propri archivi.

Ai privati di

  • conservare gli archivi e i singoli documenti, nonché ordinarli e inventariarli, o consentire che all’ordinamento e all’inventariazione provveda il competente sovrintendente archivistico;
  • permettere agli studiosi, che ne facciano motivata richiesta tramite il competente sovrintendente archivistico, la consultazione dei documenti che, d’intesa con il sovrintendente, non siano riconosciuti di carattere riservato;
  • comunicare entro 30 giorni dall’evento al sovrintendente archivistico competente la perdita o la distruzione degli archivi o dei singoli documenti, nonché il trasferimento di essi in altra sede;
  • procedere al restauro dei documenti deteriorati, o consentire che vi provveda il competente sovrintendente archivistico;
  • non trasferire, a titolo oneroso o gratuito, la proprietà, il possesso o la detenzione degli archivi o dei singoli documenti, senza darne preventiva notizia al competente sovrintendente archivistico;
  • non esportare dal territorio della Repubblica gli archivi o i singoli documenti senza la preventiva autorizzazione della competente sovrintendenza archivistica;
  • non smembrare gli archivi;
  • non procedere a scarti senza osservare l’autorizzazione del competente sovrintendente archivistico.

Da notare l’assestamento linguistico da “dichiarazione di particolare interesse” (l. 22 dicembre 1939, n. 2006, art. 22) a dichiarazione di notevole interesse storico (art. 36): operazione di competenza del soprintendente, a cui i privati si possono opporre con ricorso al Ministero dell’interno entro 60 giorni dalla dichiarazione. Tali beni possono essere sottoposti a esproprio con decreto del Ministro per l’interno (art. 45).

Per quanto riguarda la consultabilità, viene ribadito il diritto alla libera e gratuita consultabilità dei documenti conservati presso gli Archivi di Stato. In base all’art. 21, i limiti imposti sono: 50 anni per i documenti di politica estera o interna; 70 anni per i documenti riportanti situazioni private di persone; 70 anni dopo la conclusione del procedimento per i processi penali. Solo il Ministero dell’interno può autorizzare, per motivi di studio, alla consultazione prima dei termini stabiliti. Chi deposita, vende o dona può imporre le condizioni di consultabilità della documentazione versata.

Del tutto nuova l’estensione della consultabilità agli archivi correnti e di deposito degli organi legislativi, giudiziari e amministrativi dello Stato (art. 22).

Le commissioni parlamentari sul patrimonio culturale

Sebbene nell’art. 9 della costituzione, la neonata Repubblica italiana dichiara di voler “promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica“, i governi che si sono succeduti non hanno mai messo in pratica questo buon proposito. Per questo tra il 1964 e il 1965 viene istituita la Commissione Franceschini. Per la prima volta in Italia si parla di beni culturali, e gli archivi ne sono parte integrante:

Sono assoggettati alla legge i beni di interesse archeologico, storico, artistico, ambientale e paesistico, archivistico e librario e ogni altro bene che costituisca testimonianza materiale avente valore di civiltà.

Alla Commissione Franceschini seguono due Commissioni Papaldo (1968-1970 e 1971), che cercano di tradurre in legge quanto era stato precedentemente elaborato. Nella prima commissione Papaldo entrano in gioco due importanti esponenti del mondo degli archivi, Cencetti e Pavone, garantendo così una rappresentanza anche al mondo archivistico. Purtroppo il lavoro delle commissioni non si concretizzò in leggi, e l’art. 9, con tutte le sue buone intenzioni, continuò a rimanere un buon proposito.

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