Intervista a Stefania Di Primio: le proposte del nuovo direttivo ANAI Abruzzo

Lo scorso novembre l’assemblea regionale dei soci dell’ANAI Abruzzo ha eletto come nuovo presidente Stefania Di Primio: laureata in conservazione dei beni culturali ad Urbino, diplomata presso la Scuola dell’Archivio di Stato di Modena da allora lavora come archivista libero professionista.

logo anai abruzzo[1]È donna, è giovane ed è libero professionista: a capo del nuovo direttivo ANAI c’è una persona con cui ho molto in comune, per questo ho deciso di chiederle quali sono gli obiettivi della nuova dirigenza e che soluzioni l’associazione intende avanzare nei confronti delle problematiche che investono la nostra professione.

Ha lavorato molto negli archivi storici dei comuni abruzzesi, così come in quelli privati: chi più di lei sa in che condizioni riversano gli archivi del territorio abruzzese e qual’è la condizione lavorativa per un archivista libero professionista??

1- Sei stata eletta in un momento difficile per la professione archivistica, hai una grande responsabilità sulle spalle: come intendi muoverti? Quali sono i progetti che l’ANAI intende portare avanti?

Il momento che attraversiamo non è certo dei più positivi ma non per questo bisogna scoraggiarsi. Occorre anzi provare ad incidere sulla realtà che viviamo con tutti i mezzi possibili ed uno di questi è l’appartenenza all’Anai: l’associazione tutela i diritti degli archivisti e la loro professionalità, ne promuove le istanze nelle sedi opportune e lavora anche per un riconoscimento sociale del loro ruolo. Questo lo stiamo facendo mediante la definizione di principi deontologici e dei requisiti specifici che un professionista deve possedere per potersi dire archivista, ma anche offrendo formazione, aggiornamento ed occasioni di “incontro” con un pubblico più ampio. Non dimentichiamo che con la Legge 4/2013 sono state approvate le Disposizioni in materia di professioni non regolamentate e che l’Anai è l’associazione di riferimento per il rilascio delle attestazioni professionali. Inoltre lo scorso anno è stata approvata la Norma UNI 11536 – Figura professionale dell’archivista ed è entrata in vigore la legge 110 /2014 che apporta modifiche al Codice dei beni culturali in materia di professionisti dei beni culturali, con la prevista istituzione di elenchi nazionali. Questi strumenti garantiscono una maggiore tutela per gli archivisti poiché rafforzano la posizione dei professionisti qualificati nei confronti di chi non sarebbe invece abilitato a svolgere interventi in ambito culturale. Inoltre all’interno di Anai c’è il Coordinamento ALP (archivisti libero professionisti), che monitora costantemente la situazione di coloro che lavorano come autonomi, e c’è la possibilità di farsi conoscere pubblicando il proprio curriculum vitae sul sito http://www.anai.org.

Anche l’Anai Abruzzo si muoverà, dunque, in questa direzione: prima di tutto vogliamo creare una rete di persone che si tengono in contatto e lavorano per obiettivi comuni. Poi vogliamo proporre offerte formative ed incontri sullo stato della professione, aperte a soci e non soci, senza tralasciare di far conoscere gli archivi e gli archivisti anche al grande pubblico: abbiamo in programma una serie di “appuntamenti in archivio” con l’obiettivo di inserire i nostri archivi storici nel loro contesto storico-geografico e sociale perché siano una parte viva del paese. Cerchiamo inoltre di porci sempre come interlocutori nei confronti di politica e istituzioni: abbiamo già preso contatti con il nostro assessorato regionale di riferimento, mentre con l’amministrazione archivistica il dialogo è sempre aperto. Mi impegnerò anche perché la nostra sezione sia un punto di riferimento per i giovani che si affacciano alla professione: ultimamente si sono iscritti diversi soci juniores e vorrei che trovassero in Anai Abruzzo un ambiente favorevole alle loro aspirazioni.

2- Sei un’archivista libero professionista – se non sbaglio l’Anai Abruzzo è formata prevalentemente da libero professionisti – : cosa significa lavorare, oggi, come archivista libero professionista? Quali sono i problemi principali che si possono incontrare? E, in quanto ANAI, come intendete risolverli?

Lavorare come libero professionista significa prima di tutto incontrare più o meno le stesse difficoltà di tutti i lavoratori autonomi: crearsi delle occasioni di lavoro proponendo progetti e collaborazioni, tenersi costantemente aggiornati (impegnando dunque tempo e denaro), farsi conoscere nell’ambiente, ottenere condizioni di lavoro dignitose e poi avere a che fare con spese a volte onerose, ritardi nei pagamenti, periodi di inattività. Significa anche, però, dare il meglio di sé per riuscire nel lavoro che si è scelto di svolgere ed avere grandi soddisfazioni quando si riesce a realizzare un progetto a cui si teneva. Insomma è una bella sfida. In Anai Abruzzo ci sono molti libero professionisti, a partire dal consiglio direttivo, dove sono la maggioranza: oltre a me, infatti, anche Annalisa Massimi, Rosa Liberatore e Anna Maria Censorii sono libere professioniste, mentre Carmela Di Giovannantonio, lavora nell’amministrazione statale (è direttore dell’Archivio di Stato di Teramo).

Io ci tengo molto a dare vita ad un gruppo affiatato di persone che condividono problemi e proposte, difficoltà e stimoli per poter crescere individualmente e collettivamente: questo per me è il senso dello stare insieme, del far parte di un’associazione. Vorrei puntare molto sulla comunicazione e sulla condivisione di informazioni e risorse ed in questo senso la tecnologia ci aiuta: non abbiamo una sede operativa ma abbiamo il nostro spazio web, la nostra pagina facebook, ed un indirizzo email (anaiabruzzo@libero.it) che tutti possono utilizzare per entrare in contatto con noi. Infine, come dicevo in precedenza, abbiamo intenzione di lavorare sulla formazione e sull’aggiornamento e continuare ad essere presenti in uno scenario che sta cambiando e che richiede attenzione e preparazione.

3- Hai lavorato molto negli archivi pubblici abruzzesi, in che condizioni sono?

Le condizioni non sono ottimali, purtroppo, poiché in generale (e questo è vero non solo in Abruzzo) gli archivi si trovano in una situazione di abbandono e disinteresse. Questo può essere dovuto a diversi fattori, tra i quali segnalerei la persistente difficoltà nel riconoscere ai documenti un valore culturale e nell’assimilarli agli altri beni culturali presenti sul territorio (musei, biblioteche, monumenti), da cui discendono le molte carenze nel metterli a disposizione del pubblico e valorizzarli adeguatamente. Certo vi sono anche fattori economici: gestire un archivio richiede un investimento in attrezzature e competenze specifiche e questo è un costo per l’amministrazione. La nostra legge regionale 36/1999 in questo senso ha dato una mano, ma essendo rivolta ai soli archivi storici il suo “impatto” è limitato ad una porzione dell’archivio, solitamente la più piccola: difatti sono gli archivi di deposito quelli che più spesso richiederebbero interventi di recupero e corretta gestione. Inoltre manca l’idea che l’archivio debba essere il centro dell’attività amministrativa, strumento e prodotto del lavoro quotidiano di una pubblica amministrazione. Finché questa idea non si sarà radicata sarà difficile giungere alla realizzazione di un servizio archivistico efficiente.

Infine, non dimentichiamo che molti amministratori e dipendenti pubblici ancora stentano a fare un collegamento tra l’archivio e l’archivista: voglio dire che è ancora difficile far sì che l’archivista sia identificato come il professionista al quale rivolgersi per un lavoro d’archivio. Questo aspetto ha anche un altro effetto, negativo soprattutto per chi questo lavoro lo svolge: mancata riconoscibilità professionale, che spesso significa anche, ingiustamente, compensi più bassi rispetto ad altre categorie di liberi professionisti. Fortunatamente nelle amministrazioni ci sono anche persone più avvedute e sensibili: comprendono la necessità di una buona gestione dell’archivio, che deve essere affidata ad un professionista, ed in quel caso la collaborazione con l’ente può essere molto fruttuosa.

4- Per quanto riguarda i privati, c’è un mercato in Abruzzo? Quali sono le possibilità lavorative per un archivista libero professionista che si relaziona con un privato?

Per quanto riguarda le aziende che operano nel settore dell’outsourcing direi che in passato c’erano forse più possibilità di lavoro, per un archivista: fino a qualche anno fa, infatti, diverse amministrazioni ricorrevano ai servizi offerti da aziende nell’ambito della digitalizzazione e della custodia dei documenti e le aziende, a loro volta, davano incarichi agli archivisti libero professionisti. Ultimamente, anche per effetto dei tagli alla spesa pubblica, questo tipo di mercato si è ridimensionato ed ora conviene forse proporsi direttamente agli enti per la realizzazione di interventi diversificati secondo le esigenze. Altro discorso sono le altre aziende, ovvero le imprese di qualunque tipo, per le quali gli archivisti potrebbero offrire consulenza, formazione e servizi diversi nell’ambito della gestione degli archivi. Questo credo che sia un terreno ancora da dissodare.

5- Cosa ne pensi delle nuove competenze informatiche richieste agli archivisti?

Penso che queste competenze siano imprescindibili. In effetti, anzi, non potremmo neppure parlare di “nuove” competenze perché ormai l’informatica è nella nostra vita quotidiana da molti anni e per chi ha a che fare con la documentazione amministrativa è impensabile essere a digiuno in materia: occorre avere un bagaglio di conoscenze ampie ed anche approfondite per poter svolgere al meglio il proprio compito. Di fatto gli archivisti già da tempo affrontano questa tematica ed esiste una disciplina, l’archivistica informatica, che si occupa proprio di questo. La gestione degli archivi informatici richiede una preparazione specifica e forse attualmente l’offerta formativa è quantitativamente ancora scarsa. Ma non dobbiamo pensare solo all’informatica: il nostro lavoro ha molte sfaccettature perché bisogna avere competenze in ambito archivistico, storico, giuridico e, appunto, informatico. Dobbiamo, poi, impegnarci per far sì che si riconosca che anche la gestione informatica dei documenti è competenza dell’archivista, evitando di rimanere “ingabbiati” nel ruolo dell’archivista storico. Allo stesso modo dobbiamo sforzarci per veicolare l’idea che anche il documento digitale è un bene culturale e come tale va trattato, altrimenti si rischia che il concetto di storicità sia collegato solamente al documento cartaceo.

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