“Gli archivisti e la professione oggi: problemi e prospettive” per chi non c’era | Convegno ANAI Ancona, 4 marzo 2015

Non so se sarò in grado di riportare tutte le suggestioni che mi ha regalato questo convegno, a un certo punto erano così tante che ho smesso di prendere appunti (devo dire che un ruolo importante nella stesura degli appunti l’ha avuta la levataccia delle sei: attendo le slides del convegno per recuperare i frammenti persi).

Cercherò di ripercorrere, in termini del tutto soggettivi, gli interventi degli ospiti per raccontate a chi non ha potuto partecipare cosa si è perso.

Dopo i saluti iniziali di Luisa Montevecchi (Soprintendente archivistica per le Marche), Michele Corsi (Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Macerata) e Maria Palma (ANAI- sezione Marche), Paola Carucci ha illustrato la norma UNI: che dire? La Carucci è la Carucci!

Paola Carucci, La norma UNI sulla figura professionale dell’archivista

Nell’illustrare il lavoro svolto con Giovanni Michetti si è soffermata su osservazioni ricche di spunti. La norma UNI è stata elaborata tenendo conto dei principi di:

  1. Unitarietà dell’archivio elaborata dal Cencetti e sancita dalla commissione Cibrario del 1870. Tale unitarietà deve essere preservata attraverso la classificazione, fondamentale nell’archivio analogico, indispensabile in quello digitale. Credo che questo argomento sia affrontato in modo eccellente nel documento elaborato da Maria Guercio e Elena Aga Rossi per la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione (La metodologia per la definizione di piani di classificazione in ambiente digitale).
  2. Evoluzione delle tecnologie della comunicazione. Notando come le innovazioni tecnologiche, quali il telefono e l’aereo, hanno rivoluzionato il modo di comunicare tra i politici, sancendo una drastica riduzione della forma documentaria epistolare, la Carucci ha messo in evidenza un aspetto fondamentale del rapporto tra tecnologie e archivi: i mutamenti della forma e della trasmissione della comunicazione, si manifestano con violenza anche negli archivi, che cambiano struttura e consistenza (mi pare che lei lo avesse spiegato un po’ meglio, ma se lei è la Carucci e io sono Martina ci sarà una ragione!).
  3. Selezione e scarto. Proprio negli archivi informatici, nei quali si tende a conservare tutto, occorre operare dei criteri di scarto. Questo è un requisito fondamentale per la conservazione dei documenti: avere troppe carte è come non averne alcuna.

Trovo che quest’ultimo sia il punto più interessante dell’intervento della Carucci: infatti lo scarto può essere effettuato solo se prima si organizza la documentazione in fascicoli e pacchetti (per utilizzare il termine dei nuovi archivi digitali), quindi solo se è stata effettuata la classificazione dei documenti a monte. Devo sapere cosa sto scartando e mi devo assicurare che non sto eliminando del materiale utile alla conservazione della storia di un’istituzione, di un’azienda, di una famiglia. [Sull’importanza dello scarto c’è il bellissimo saggio Lo scarto come momento qualificante delle fonti per la storiografia, Rassegna degli Archivi di Stato, XXXV, 1975 che non sono riuscita a reperire on line]

La Carucci ha fatto riferimento a software gestionali programmati per l’eliminazione automatica della documentazione dopo i 10 anni richiesti dalla normativa, credo che un brivido abbia percorso le membra di tutti i presenti! In questo contesto diventa fondamentale lavorare gomito a gomito con l’informatico: sia per gli archivi correnti, che per quelli storici.

Altri spunti sono stati dati:

  • sulla normativa vigente, in merito alla documentazione digitale, accurata ma non abbastanza sotto il profilo tecnico-archivistico (il legislatore non sembra aver chiaro il concetto di registro, ad esempio);
  • sulla necessità di trovare mezzi di garanzia formale per i documenti informatici, con un invito a dialogare con i notai che per primi si stanno confrontando con questa problematica;
  • sull’insensibilità della normativa nei confronti del valore storico degli archivi ‘nativi’ digitali: ci si preoccupa della gestione documentale, della sua conservazione ma sempre e solo nell’ottica dell’archivio corrente, mai pensando alla conservazione di questa documentazione per i posteri;
  • sulla gestione delle email, con una interessante distinzione tra la vecchia posta ricevuta in ufficio e l’attuale posta elettronica dal carattere più personale, “custodita gelosamente dai dipendenti” (cit.);
  • sulla necessità di elaborare un metodo per quantificare i dati, ai fini di facilitare lo scarto.

Oltre a queste suggestioni, che si configurano come questioni aperte su cui occorre ancora confrontarsi, ciò che è emerso dall’intervento della Carucci è una figura di un archivista sempre più specializzato, che deve collaborare e confrontarsi con altre professionalità (informatici, notai, avvocati, statistici…).

Stefano Pigliapoco, La conservazione della memoria digitale. Figure professionali e responsabilità

Nell’intervento sono state delineate le nuove figure previste dal CAD per la gestione e conservazione della documentazione digitale, in modo decisamente più puntuale di quanto avessi fatto io qui.

Senza ripercorrere ogni singola figura professionale, credo che un aspetto interessante del discorso di Pigliapoco sia l’assurdità dei requisiti richiesti a queste figure professionali: per ognuna di loro è richiesta comprovata esperienza nel ruolo. Ma come posso dimostrare esperienza in una professione che è appena nata?

La questione mette in difficoltà molte aziende, che pur volendo assumere non trovano il personale che risponda ai requisiti richiesti dal CAD.

magritUna cosa mi è poco chiara: il Responsabile della conservazione è una figura così vacua… a lui non è richiesta una laurea specifica, occorre solo che sia laureato con 5 anni di esperienza nel settore o non laureato ma con un’esperienza di almeno 8 anni (?!), in definitiva è un funzionario che firma e si assume le responsabilità della tenuta del sistema di conservazione, come ha osservato anche Pigliapoco nel suo intervento. Potrebbe essere un laureato in ingegneria, in giurisprudenza, in lettere… La cosa mi incuriosisce, perché di fatto si sta procedendo col voler far coincidere questa figura con quella del digital curator, specializzando una figura che ha caratteri molto generali. Come dicevo in altri post, il Responsabile della conservazione mi affascina, come un quadro di Magritte… e sicuramente tornerò a parlarne.

Federico Valacchi, Lavorare negli archivi storici: risorse tecnologiche e nuovi modelli gestionali

Ripercorrendo quanto è stato detto prima di lui, Valacchi ha portato avanti una riflessione tanto interessante quanto provocatoria, mettendo in dubbio l’inscindibilità del mondo degli archivi con i beni culturali.

Il passaggio al Ministero dei Beni Culturali è stato molto importante per la storia degli archivi e per il riconoscimento del loro valore culturale, tuttavia “se le politiche culturali sono queste, noi viviamo un una riserva indiana” (cit.). A questo punto Valacchi ha avanzato la sua “proposta indecente”: una Cibrario 2.

Vivere nell’ala dei beni culturali costringe gli archivi a sopravvivere con i pochi fondi stanziati e a perdere progressivamente quel valore ‘pratico’ che gli archivi hanno per lo Stato, per la democrazia e per il funzionamento dell’intero sistema paese: ricondurli sotto l’ala del Ministero dell’Interno significherebbe riconoscere agli archivi questo ruolo fondamentale.

La provocatoria proposta di Valacchi ci costringe a confrontarci in un’ottica tutta  nuova. A prescindere da quale debba essere la collocazione ‘naturale’ degli archivi, trovo che la questione consenta di aprire un dibattito molto interessante e stimolante.

Augusto Cherchi, La recente normativa sull’esercizio delle professioni dei beni culturali e i nuovi ordinamenti dell’ANAI: verso l’attestazione di qualità professionale

Ho pubblicato da poco un articolo sul nuovo sistema di attestazione proposto dall’ANAI, troverete quindi la questione affrontata in modo più dettagliato qui. In questa sede mi limito a riportare quanto esposto da Cherchi nel convegno.

Rifacendosi alla legge n.4/2013 per le professioni non organizzate, l’ANAI ha deciso di proporre ai suoi soci delle attestazioni di qualità professionale. Nel nuovo “Regolamento di iscrizione e attestazioni professionali”, vengono descritti i seguenti tipi di attestato:

  1. attestazione di iscrizione (art. 8);
  2. attestazione del possesso dei requisiti di iscrizione (art. 9);
  3. attestazione di qualità professionale (art. 10);
  4. attestazione di garanzia dell’Associazione (art. 11);
  5. attestazione di assicurazione per la responsabilità professionale (art. 12).

La legge n.4/2013 prevede anche la possibilità per le associazioni di rilasciare delle certificazioni di conformità alla norma UNI, tuttavia l’ANAI non ancora offre questo servizio ai suoi associati.

Le attestazioni garantirebbero una tutela per il professionista e per il cliente.

Allegra Paci, Lo stato della professione, riflessioni sul censimento degli archivisti

La presentazione dei dati del censimento promosso dall’ANAI riguardanti la regione Marche è stata una interessante anticipazione di quanto sarà analizzato il 18 aprile a Roma (per avere informazioni sulla tre giorni romana organizzata dall’ANAI vedi qui).

Sono stati riportati talmente tanti dati che non facevo in tempo a trascrivere i numeri. Vado a memoria, ma credo di ricordare bene alcuni dati interessanti: più della metà si dichiara un archivista libero professionista, in maggioranza siamo donne, alta è anche la percentuale di chi ha seguito un master (nel territorio dell’Università di Macerata non c’è da meravigliarsi!), il 6% dichiara di svolgere la professione come volontario/a.

Chiaramente il dato più preoccupante è lo stipendio medio annuo: 8.000€. Ecco, questo aspetto mi fa davvero riflettere: possibile che un laureato, specializzato e ‘masterizzato’ abbia questo stipendio da fame? È chiaro che c’è un problema in questa professione, ora che abbiamo i dati parliamone.

Infine l’intervento si è concluso con una proposta molto pratica e di estrema utilità: perché non procedere ad un’analisi dei dati a livello regionale? Questo permetterebbe di avere una mappatura delle situazioni territoriali e di seguire in modo più dettagliato l’evoluzione della professione, chiaramente avrebbe senso solo e se il censimento assumesse un carattere periodico: in questo modo i coordinamenti regionali fungerebbero da vero e proprio ‘osservatorio’ della professione.

Pierluigi Feliciati, Comunicare gli archivi: quali competenze per i mediatori del XXI secolo?

Feliciati ha proposto una interessante riflessione sui sistemi informativi archivistici dal punto di vista dell’utente: il più delle volte si parla dell’immissione dei dati, degli standard utilizzati, dei metadati… questa volta niente back end.

In attesa delle slides, non scendo in dettagli tecnici. Vorrei soffermarmi sulla questione ‘utente’. Ho sempre pensato che sistemi come il SAN, il SIUSA e soprattutto il SIAS non siano poi così semplici da consultare, perciò ritengo che riflettere sull’usabilità di questi siti sia davvero importante.

Feliciati ha evidenziato come “gli utenti futuri saranno sempre più searchers” e vorranno consultare più rapidamente i contenuti. Se vogliamo comunicare gli archivi non possiamo non tener conto di questo aspetto. Per questo occorre sviluppare l’usabilità di questi sistemi, garantendo risultati veloci e analitici.

Un front end navigabile, intuitivo e rapido, in cui il tempo tra domanda e la risposta sia ridotta il più possibile. Un sistema che tutti possono interrogare, anche senza avere particolari nozioni sulla struttura logica degli archivi.

Mara Cerquetti, Verso l’innovazione degli archivi: paradigmi e modelli di gestione

Oserei dire che la Cerquetti ha analizzato lo stato degli archivi e della professione archivistica da un punto di vista ‘commerciale’: perché si dovrebbe investire nel riordino e nella gestione di archivi?

Riscoprire la storia nascosta degli archivi non è solo un’operazione culturale, ma anche di marketing: e questo vale sia per i privati che per gli enti pubblici. Gli archivi sono una fonte inesauribile di documentazione utile a ricostruire la storia di un marchio (elemento non da poco in un mercato in cui la richiesta di made in Italy è in continua crescita) o a rivalutare un territorio anche a fini turistici.

Rendere ‘allettanti’ gli archivi per potenziali investitori diventa una necessità in uno stato in cui non si investe sulla cultura.

A questo punto mi trovo costretta ad interrompere il mio reportage, il treno in partenza mi ha costretta ad abbandonare la conferenza, perdendomi l’interessante intervento di Michele Durante sul progetto del Polo archivistico territoriale della provincia di Matera, futura capitale della cultura, l’intervento di Tiziana Maffei, subentrata a Giannandrea Eroli (AIB Marche), e il contributo di Sara Vian di Archim. Spero che Obiettivo Archivio riesca a riempire i vuoti presenti nel mio poco puntuale resoconto 🙂

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7 pensieri riguardo ““Gli archivisti e la professione oggi: problemi e prospettive” per chi non c’era | Convegno ANAI Ancona, 4 marzo 2015

  1. Tra le altre cose, tutte interessanti, mi colpisce la provocazione di Federico Valacchi sul ritorno degli archivi alle competenze del Ministero dell’interno (non “degli interni”). Tutti i beni culturali soffrono la loro dipendenza da un ministero (quello appunto per i beni culturali) nato male e cresciuto peggio, come sintetizza efficacemente lo storico e critico d’arte Claudio Strinati in questo video: https://www.youtube.com/watch?v=9mL0WW6VPcQ

    Un saluto e buon lavoro.

    Veronica

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    1. Grazie per la precisazione e per il link al discorso di Strinati “secondo me il soggetto debole è il Ministero per i beni culturali”… molto interessante.

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  2. Grazie per il puntuale e utile resoconto della giornata Di Ancona e, più in generale, per il prezioso lavoro di informazione che assicuri con la gestione del blog. Segnalo solo che l’intervento sull’adeguamento della normativa ANAI a quanto previsto dalla legge 4/2013 non è stato tenuto da marco carassi ma dal sottoscritto. Mi preme dirlo non per bisogno di visibilità ma per correttezza nei confronti del presidente che ho dovuto sostituire all’ultimo minuto per sopraggiunti impegni familiari e che molto meglio di me avrebbe potuto interpretare il tema affidatomi. In ogni caso ringrazio ancora gli organizzatori e i partecipanti alla giornata marchigiana che si è rivelata davvero di grande interesse. Augusto Cherchi.

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    1. E l’ho anche vista! Grazie per la segnalazione della mia svista. Provvederò a correggere l’articolo.

      Grazie a voi per l’interessante giornata di studi che avete organizzato.

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