Effetti ottici: le fonti storiche nell’era del World Wide Web

Il 27 gennaio del 2003 uscì un articolo sul The Guardian, Anarchists and the fine art of torture, in cui si raccontava delle originali torture praticate dagli anarchici nei confronti dei fascisti, durante la guerra civile spagnola (1936-1939). Di seguito una traduzione del testo:

Jose Milicua, storico dell’arte spagnolo, ha scoperto il primo uso di arte moderna come forma di tortura: celle di detenzione a effetti ottici, in cui prigionieri politici venivano rinchiusi nel periodo della sanguinosa guerra civile spagnola.

Ispiratori di queste celle di tortura collocate a Barcellona e altrove, erano gli artisti della Bauhaus, come Kandisky, Klee e Itten, il regista surrealista Luis Bunuel e il suo amico Salvador Dali.

La maggior parte erano opera di un anarchico francese, Alphonse Laurencic, che ha inventato una forma di tortura psicotecnica. Queste informazioni sono emerse da un resoconto del processo a Laurencic tenuto davanti al Tribunale Militare Franchista. Tale resoconto è stato scritto nel 1939 da un uomo chiamato R. L. Chacon che, come chiunque avesse il permesso di pubblicare sotto la dittatura franchista, non poteva avere alcuna simpatia per quella che la Germania nazista aveva definito “arte degenerativa”.

Laurencic, che sosteneva di essere un pittore e direttore d’orchestra nella vita civile, ha creato le sue cosiddette “celle colorate” come contributo alla lotta contro le forze ribelli di destra del generale Franco. Probabilmente furono usate anche contro esponenti della sinistra in lotta contro la Confederazione Internazionale dei Lavoratori anarchica, a cui Laurencic apparteneva.

La sottile arte della tortura

Le celle, costruite nel 1938 e nascoste agli occhi dei giornalisti stranieri che visitavano le carceri improvvisate sulle vie di Vallmajor e Saragoza, erano ispirate alle idee di astrattismo geometrico e alle teorie delle proprietà psicologiche dei colori dell’avanguardia surrealista.

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I letti erano inclinati a 20° per rendere quasi impossibile il sonno; il pavimento era disseminato di mattoni e altri blocchi geometrici per impedire ai prigionieri di camminare avanti e indietro. L’unica soluzione per i prigionieri era quella di attaccarsi alle pareti, le quali erano state curvate e ricoperte da cubi, quadrati, spirali e linee che formavano effetti ottici con giochi di colore, prospettici e dimensionali, mirati a causare sofferenza e confusione mentale.

Effetti di luce davano l’impressione che i disegni vertiginosi sui muri si muovessero. Una panca di pietra era stata progettata per dare la sensazione di scivolare nel pavimento quando il prigioniero o la prigioniera vi si posava sopra. Alcune celle erano dipinte con catrame, in modo che, riscaldandosi al sole, producessero un calore asfissiante.

Laurencic dichiarò alla corte militare che era stato incaricato di costruire le celle da un leader anarchico, che aveva sentito parlare di altre simili strutture utilizzate altrove nella zona repubblicana durante la guerra civile, forse a Valencia.

Secondo Milicua, Laurencic preferiva utilizzare il colore verde perché, in base alla sua teoria degli effetti psicologici dei vari colori, produceva malinconia e tristezza nei prigionieri.

Ma sembra che Barcellona non era l’unico luogo in cui l’arte avanguardista veniva usata per torturare i sostenitori di Franco: secondo i pubblici ministeri che hanno messo Laurencic sotto processo nel 1939, un carcere in Murcia, nel sud-est della Spagna, costringeva i prigionieri a vedere l’inquietante scena del film di Bunuel e Dali, Un Chien Andalou, in cui un bulbo oculare viene tagliato e aperto con una lama.


El Pais ha commentato: “Le forme d’avanguardia del momento – surrealismo e astrattismo – sono state quindi utilizzate per commettere tortura psicologica. I creatori di tali [artistiche] lingue rivoluzionarie e liberatrici non avrebbero mai potuto immaginare che sarebbero stati così intrinsecamente legate alla repressione.”

Pochi mesi dopo, la replica degli anarchici: Anti-Anarchist Propaganda Reported as Historical Fact. Dopo aver riassunto l’articolo del The Guardian, scrive Don LaCoss:

Da quello che ho visto finora, la ricerca dello storico dell’arte si basa esclusivamente sulla trascrizione della confessione di Laurencic davanti a un tribunale militare franchista per essere più precisi, la fonte è un opuscolo pubblicato nel 1939 dalla stampa fascista Solidaridad Nacional. Scritto da RL Chacon, l’opuscolo Porqué hice las Chekasde Barcelona (chekas” termine che indicava i vigilanti della polizia politica stalinista) è considerato dai ricercatori come un ottimo esempio di processo farsa messo in scena dal regime di Franco dopo la guerra civile.

Il teatro politico di Franco era stato ispirato da una tattica simile usata pochi anni prima da un altro autocrate omicida: Stalin aveva utilizzato simili tribunali illegali nel 1936 e nel 1938 per l’eliminazione di avversari reali e immaginari tra gli esponenti della vecchia scuola bolscevica.

Nell’esempio sovietico, gli accusati venivano torturati fino a quando non “confessavano”  i loro crimini di spionaggio, sabotaggio, o qualche altro reato ridicolo contro Stalin e il popolo dell’URSS; nella Spagna di Franco, anarchici imprigionati, comunisti, e repubblicani hanno ammesso davanti a tribunali militari, che avevano violentato suore, incoraggiato all’omosessualità, e pubblicato pornografia hardcore – e, nel caso di Alphonse Laurencic, torturato psicologicamente prigionieri politici con ripetute proiezioni di Un Chien andalou di Buñuel – come parte di un fittizio, tentacolare, complotto giudeo-massonico con sede a Mosca.

la-guerra-civil-espanola-thumb1La repressione in Spagna dopo la guerra civile è stata brutale. Heinrich Himmler visitò una volta Franco e gli consigliò di ridurre il numero delle esecuzioni, che alla fine superò i 300.000 morti; il nostro compagno e amico Federico Arcos, egli stesso un veterano della Guerra Civile e di successive lotte clandestine contro lo stato di polizia di Franco, mi ha fatto notare che il Ministero degli Affari Esteri Italiano ricorda che solo a Madrid venivano giustiziate tra 200 e 250 persone ogni giorno a partire dal luglio del 1939. Migliaia di comunisti, anarchici e socialdemocratici sono stati riuniti in gruppi di lavoro coatto per costruire monumenti ai soldati franchisti caduti, e più di mezzo milione sono stati mandati in esilio. In un campo di concentramento costruito in un monastero nei pressi di Burgos, un eminente psichiatra militare spagnolo e cattolico eugenista sottoponeva con la forza a interrogatori i volontari delle Brigate Internazionali per uno studio della Gestapo sulla “biopsiche del fanatismo marxista” nella ricerca di dati a sostegno della sua tesi: coloro che hanno lottato contro il fascismo erano “psicopatici”, “schizofrenici”, “ritardati mentali” e “imbecilli sociali.” In un contesto da incubo come questo, la bizzarra propaganda sull’uso di “arte degenerata” per la tortura da parte degli anarchici, non è affatto sorprendente.

La polemica rappresenta un ottimo esempio di come una notizia dalle fonti incerte possa propagarsi non solo nel web, ma anche tra le testate dei maggiori giornali a livello internazionale e passare come notizia storicamente vera.

Mi viene in mente un articolo di Daniele Virgillito letto qualche tempo fa su Wired, in cui il giornalista freelance raccontava di come aveva ingannato le più grandi testate giornalistiche, inserendo citazioni false su Wikipedia. Figuriamoci poi cosa accade se la notizia di dubbia fonte è anche utile a portare avanti una propaganda politica (come quella anti-anarchica di El Pais e The Guardian piuttosto chiara nella parte conclusiva dell’articolo).

Io stessa, in un primo momento, nel riproporre l’articolo del The Guardian, avvalorato da altre testate giornalistiche, ero caduta nell’errore; fortunatamente una cara amica anarchica mi ha comunicato che aveva già sentito parlare di questa dubbia ricostruzione. Si è evitato così quell’effetto di banalizzazione della fonte e ripetizione dell’errore che in filologia viene definito “diffrazione”.

Come sarà interpretata questa mole di informazioni dagli storici del futuro? Pensiamo ai tweet di Renzi, per quanto siano tristi, sono storicamente rilevanti. E in termini di ricerca storica, antropologica e sociale lo sono anche quelli di Mario Rossi. Come consultare questa memoria sarà un problema dei posteri, ma nel frattempo… come conservarla? Come evitare la divulgazione di notizie basate su fonti inattendibili e che in futuro potrebbero essere difficilmente identificabili?

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