Cenni di storia degli studi paleografici

1588-1607
Cesare Baronio, bibliotecario in Vaticano, negli “Annales Ecclesiastici” sviluppa una prospettiva storica nei confronti dei documenti: in piena Controriforma nasceva, infatti, la necessità di giustificare storicamente le posizioni della Chiesa. In ambito ecclesiastico furono soprattutto i maurini e i bollandisti ad occuparsi della critica ai testi: i benedettini per la pubblicazione delle vite dei santi e i gesuiti per gli Acta Santorum.

1681
Jean Mabillon “De re diplomatica“, per primo riunisce le scritture in gruppi

  • romana (onciale/capitale, minuta/minuscola, minuta forense)
  • gotica
  • longobarda
  • merovingica
  • sassonica.

1727
Scipione Maffei nell'”Istoria diplomatica” sostiene l’unità di origine della scrittura latina: i gruppi individuati da Mabillon sono solo varietà geografiche della scrittura latina.

1750-65
Don Toustain e Don Tassin nel “Traité de diplomatique” dichiararono che la semplice distinzione tra maiuscole e minuscole era inadeguata poiché le scritture si differenziavano anche nella forma dei segni alfabetici.

1875
Delisle esce dalla prospettiva classificatoria e pone l’attenzione sull’esecuzione, celebri sono le sue ricerche sulla scrittura merovingica e sul centro scrittorio di Tour.

Traube-paleografiaAgli inizi del 1900 Ludwig Traube introduce una nuova prospettiva storicista: la scrittura come espressione di cultura e di civiltà, senza però ignorare gli elementi di linneismo grafico (il concetto di “genere” persiste ma non è più il fulcro dell’analisi paleografica). Tra gli allievi del Traube c’è il tedesco Elias Avery Loew, naturalizzato inglese Lowe. Il Lowe è celebre per i suoi saggi sulla scrittura beneventana e per l’opera monumentale “Codices latini antiquiores” composta da 11 volumi , in cui sono riportati tutti i manoscritti latini anteriori al IX secolo pervenuti sino a noi (I: vaticani, II: inglesi, III-IV: italiani, V-VI: francesi, VII: svizzeri, VIII-IX: tedeschi, X: austriaci, cechi, belgi, slovacchi, egiziani, olandesi, XI: ungari, polacchi, russi, spagnoli svedesi, americani, iugoslavi). L’opera fu proseguita da Bernhard Bishoff, che vi aggiunse gli Addenda. Il limite della scuola del Traube è che si arresta all’analisi prettamente filologica delle scritture librarie, tralasciando le documentarie.

In ambito documentario rilevanti sono gli studi di Luigi Schiapparelli sulla tachigrafia medievale e sul sistema abbreviativo medievale. Dedicò alcuni articoli alla curiale pontificia, la visigotica e la merovingica sull’Archivio storico italiano. Ma in Italia fu la scuola romana del Cencetti a segnare l’inizio di una nuova prospettiva sugli studi paleografici (Lineamenti di storia della scrittura latina, Patron, Bologna 1956 e Paleografia Latina, Jouvence, Roma 1978); tra i suoi allievi c’è Armando Petrucci (Prima lezione di Paleografia, Laterza, Roma 2004)

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